Lunedì 30 marzo 2026, l’Auditorium di Filla – Parco della Montagnola – ha ospitato il primo appuntamento del secondo ciclo di incontri divulgativi “Esplorando il verde urbano” che, fino alla fine di maggio, approfondirà le sfide e le soluzioni legate al verde nelle città.
L’iniziativa è promossa e organizzata dalla Fondazione IU Rusconi Ghigi insieme al Comune di Bologna per rispondere agli obiettivi di Bologna Verde, un percorso che prevede infatti tra le sue azioni anche la realizzazione di un programma di attività di carattere educativo, divulgativo e scientifico per approfondire diversi aspetti del verde e della sostenibilità. Dopo aver affrontato nel primo ciclo dello scorso anno i macro temi legati al verde, come ad esempio il funzionamento morfologico e fisiologico degli alberi, questo secondo ciclo è incentrato sulla gestione del verde in ambito cittadino: integrazione di elementi vegetali e conservazione del patrimonio culturale, manutenzione del verde urbano, gestione collaborativa degli spazi verdi cittadini sono solo alcuni dei temi trattati dalle esperte e dagli esperti durante gli incontri.
Il primo incontro si è focalizzato sul verde nel centro storico di Bologna con particolare attenzione all’integrazione di questo tra patrimonio culturale e adattamento climatico.
Dopo un’introduzione dedicata ai progetti già realizzati dal Comune di Bologna e dalla Fondazione IU Rusconi Ghigi nell’ambito di Bologna Verde, sono intervenuti tre esperti del settore:
- Francesco Evangelisti, Direttore Ufficio di piano urbanistico, Dipartimento urbanistica, casa e ambiente – Comune di Bologna;
- Danila Longo, Professoressa Ordinaria di Progettazione Tecnologica e Ambientale dell’Architettura, Dipartimento di Architettura – UNIBO;
- Francesco Conserva, Vicepresidente Open Project S.r.l.
L’abitabilità del centro: una sfida tra storia e clima
L’intervento dell’architetto Francesco Evangelisti ha aperto una riflessione profonda sulla necessità di rimettere al centro della pianificazione l’abitabilità del centro storico. Bologna sta affrontando una sfida epocale: coniugare la tutela del proprio immenso patrimonio architettonico con l’urgenza dell’adattamento climatico.

Il concetto cardine presentato è quello di paesaggio storico urbano, una visione promossa dall’UNESCO che invita a non considerare i monumenti come oggetti isolati, ma come parte di un organismo vivo dove forme fisiche e pratiche sociali si intrecciano indissolubilmente.
Storicamente, Bologna era una città definita dalla sua matrice ambientale, ricca di canali scoperti, orti e giardini interni alle mura. Tuttavia, i piani regolatori tra la fine dell’Ottocento e il secondo dopoguerra hanno portato a una progressiva erosione di questo sistema, con la tombatura dei corsi d’acqua e la riduzione del verde a semplici alberature stradali per favorire la mobilità. Oggi, questa eredità si traduce in una marcata fragilità microclimatica: il centro storico, specialmente nell’area entro la cerchia dei Mille, presenta temperature estive che possono superare di 5-6°C quelle delle zone limitrofe, una condizione critica per i residenti, in particolare per le fasce più vulnerabili come bambini e anziani.
Per rispondere a queste criticità, l’amministrazione ha delineato una strategia basata su tre direttrici: l’aumento della qualità e della quantità dello spazio pubblico, l’incremento della permeabilità del suolo e la creazione di una rete di connessioni verdi. In questo contesto si inserisce il progetto del Comune di Bologna Impronta Verde, che mira a riconnettere il centro della città con la biodiversità dei colli e della pianura, ripensando le antiche porte della città come veri e propri nodi ecologici.
Lo stesso concetto è contenuto nello studio di una “Strategia integrata per lo spazio pubblico nel centro storico”, che introduce nuovi strumenti per affrontare le sfide di questo momento; tra questi, uno degli strumenti più innovativi è il cosiddetto “moltiplicatore verde”. Poiché lo spazio pubblico nel centro è rigido e conteso da molteplici usi (residenti, turisti, studenti), l’idea è quella di valorizzare spazi esistenti ma spesso inaccessibili, come i cortili scolastici o le aree universitarie, trasformandoli in rifugi climatici aperti alla cittadinanza. Un modello di riferimento in tal senso è il programma “OASIS” di Parigi, che ha rigenerato i cortili delle scuole per combattere le ondate di calore. L’obiettivo ambizioso è ricalibrare il principio internazionale del 3:30:300 (3 alberi visibili da casa, 30% di chioma nel quartiere, 300 metri da un parco) adattandolo alla densità bolognese per garantire a tutti un accesso equo al fresco naturale.
TALEA: scienza e tecnologia per le “Green Cells”
La professoressa Danila Longo ha illustrato il contributo scientifico del progetto europeo TALEA – Green cells leading the Green transition – coordinato dal Comune di Bologna con l’Università come partner scientifico.

TALEA affronta direttamente fenomeni come l’Urban Heat Island (UHI), cioè le isole di calore, e le ondate di calore che, secondo le previsioni, vedranno le “notti tropicali” a Bologna passare dalle attuali 25 a circa 42 entro il 2050.
La soluzione proposta si basa sulle TALEA Green Cells (TGC): unità spaziali compatte (moduli di circa 100×100 metri) altamente adattabili che funzionano come catalizzatori di rigenerazione ecologica, sociale e digitale. L’approccio di TALEA è sistemico e si muove su tre livelli integrati:
- Livello Fisico: implementazione di Nature-Based Solutions (NBS), come la depavimentazione, la creazione di infrastrutture idriche e la piantumazione mirata di specie vegetali capaci di favorire la biodiversità e mitigare lo stress termico;
- Livello Digitale: utilizzo di sensoristica avanzata, modellazioni ambientali (come il software ENVI-met) e l’intelligenza artificiale per valutare in tempo reale le performance climatiche degli interventi e lo stress termico percepito dalle persone;
- Livello Sociale: coinvolgimento attivo dei cittadini attraverso il co-design e la gestione condivisa delle aree verdi, trasformando la cura del territorio in una responsabilità collettiva (Human Sensing).
A Bologna sono già stati individuati tre siti pilota (due in centro storico e uno nel quartiere Savena) per testare questi modelli in contesti differenti, dal tessuto consolidato del centro alle zone più periferiche, con l’obiettivo di creare un’infrastruttura verde continua che riduca le disuguaglianze ambientali.
Nel caso del centro storico, la Professoressa Longo ha sottolineato come l’integrazione del verde debba nascere da una lettura stratificata del paesaggio urbano. Questo approccio, condiviso anche nel confronto con la Soprintendenza, consente di riconoscere invarianti e memorie ancora presenti nello spazio urbano e di orientare le Green Cells come interventi site-specific, capaci di tenere insieme adattamento climatico, tutela del patrimonio e qualità dello spazio pubblico. In questa prospettiva, natura, acqua, memoria e comunità diventano i principi guida per reinterpretare la vocazione storica del margine nord del centro, trasformandola in una nuova continuità ecologica e percettiva.
Piazzetta Cevenini: un esempio concreto di rigenerazione
L’architetto Francesco Conserva e la project lead Federica Flor di Open Project hanno portato l’attenzione su un caso studio emblematico: il rifacimento di Piazzetta Cevenini. Situata lungo il tratto delle antiche mura tra Porta San Mamolo e via d’Azeglio, la piazza è attualmente uno slargo quasi interamente asfaltato (95% di superficie impermeabile), dove la presenza di 63 imponenti tigli non basta a mitigare l’effetto isola di calore causato proprio dalla sigillazione del suolo.

Il progetto di riqualificazione, approvato in costante dialogo con la Soprintendenza, si fonda sulla de-sigillazione (depaving) quasi totale della superficie. L’approccio adottato è quello del soft engineering, che prevede l’uso di una speciale ghiaia resinata filtrante e bio-compatibile. Questa soluzione permette all’acqua piovana di nutrire le radici degli alberi e di abbattere le temperature attraverso il raffrescamento evaporativo, eliminando al contempo i ristagni d’acqua e il rischio di ghiaccio invernale.
Il disegno della piazza segue due percorsi simbolici che si intrecciano: il Percorso Mura, rettilineo, che ricalca la memoria storica della cinta muraria demolita nel 1902, e il Percorso Cevenini, sinuoso e giocoso, pensato per favorire la sosta e l’inclusione sociale. Un aspetto cruciale è stata la selezione del verde arbustivo: sono state scelte specie capaci di tollerare l’ombra densa dei tigli e di garantire una fitomassa – l’insieme di tutta la materia organica vivente di origine vegetale presente in una determinata area – rigogliosa anche in inverno, offrendo protezione visiva e acustica dal traffico circostante.
L’incontro si è concluso con un forte richiamo alla partecipazione. La trasformazione di Bologna in una città resiliente non è solo un compito tecnico, ma un percorso condiviso che richiede “mani nella terra”. Proprio per questo, al termine degli interventi degli esperti, i partecipanti all’incontro hanno preso parte a un laboratorio pratico di rinvaso tenuto dalla Cooperativa Sociale Agriverde proprio a dimostrazione di come ogni piccolo gesto contribuisca al benessere dell’ecosistema urbano.
Tutte queste azioni sono tasselli fondamentali della missione di Bologna per raggiungere la neutralità climatica entro il 2030. Integrare la natura nel cuore storico della città, rispettandone la memoria ma dotandola di strumenti tecnologici e sociali all’avanguardia, è la strada per rendere il nostro centro non solo un patrimonio da ammirare, ma un luogo fresco, sano e accogliente dove continuare a vivere.
Approfondisci Bologna Verde
Per approfondire il percorso di Bologna Verde è possibile visitare la sezione ad esso dedicata sul sito della Fondazione IU Rusconi Ghigi e su Partecipa – la piattaforma del Comune di Bologna dedicata alla partecipazione dei cittadini, alla collaborazione civica e alla cura dei beni comuni.







