Tram, un progetto collettivo

Quanto pesano le consultazioni con i cittadini e le associazioni sulla definizione del progetto del tram di Bologna? Ripercorriamo le tappe e l’evoluzione del processo partecipativo

 

“Il fatto di essere partiti con le consultazioni fin dalle prime fasi del progetto ha aiutato molto, perché ha permesso di adottare un approccio di ascolto. In altri progetti come questo, avviati negli anni scorsi in varie città europee, il coinvolgimento dei cittadini in realtà arriva quando il progetto è già in gran parte definito, e non c’è più molto spazio per proporre modifiche”, ci spiega Roberto Corbia, architetto urbanista ed esperto di progettazione partecipata, che dal 2018 segue gli incontri con i cittadini nel contesto del progetto tram (e che recentemente ha raccontato su Chiara.eco le ragioni della scelta della tranvia). “Il percorso di informazione e di ascolto sul progetto è iniziato in un contesto complesso, di diffidenza rispetto al tram, ma la percezione dell’opinione pubblica, grazie ad una  corretta informazione della cittadinanza, sta cambiando”.

Il tram è un tema che accende gli animi, sia di chi è a favore sia di chi è contro. E questo fervore è un elemento che potrebbe andare a vantaggio del progetto. Finora al Percorso di informazione e coinvolgimento hanno partecipato circa 6000 cittadini e cittadine, con due questionari e oltre cento incontri pubblici, momenti di confronto e punti informativi dedicati nelle diverse zone della città. Solo nel 2019 ce ne sono stati più di 80, diffusi lungo il tragitto della futura Linea Rossa (che andrà da Borgo Panigale alla sede della Facoltà di Agraria). Nel 2020 e in questi primi mesi del 2021, complice la quasi impossibilità di organizzare incontri in presenza, la maggior parte delle attività si sono spostate online.

 

Le consultazioni per la Linea Rossa

Dal report delle attività del 2019, consultabile sul sito di Un tram per Bologna (il report del 2020 sarà pubblicato nella prima metà del 2021), ci si può fare un’idea di come, nella pratica, migliaia di persone hanno detto la loro sul progetto della Linea Rossa. Se molti hanno partecipato rispondendo ai questionari o informandosi ai punti di ascolto organizzati sul territorio, le occasioni per discussioni più approfondite e tecniche sono state gli incontri pubblici di quartiere e di zona, a cui erano presenti spesso centinaia di persone e in cui sono stati esaminati gli aspetti più locali del progetto, via per via, piazza per piazza, analizzando gli snodi più critici e le possibilità di conflitto. Per esempio, l’accessibilità all’Ospedale Maggiore, il passaggio su Via Indipendenza, il progetto di riqualificazione di Via Riva di Reno, il percorso da seguire al Pilastro.

Quadro dei temi emersi durante un incontro nella zona San Donato – San Vitale. Fonte: Un tram per Bologna

 

Mappa dei punti di interesse emersa da un incontro con il pubblico in zona Santa Viola. Fonte: Un tram per Bologna

 

Ma più in generale, i grandi temi che sono emersi hanno a che fare con il modo in cui il tram cambierà tutta la città: come cambieranno la viabilità, la sicurezza stradale e la posizione dei parcheggi? Quanto dureranno i lavori? Che impatto ambientale avrà la realizzazione del progetto? Che disagi avranno le attività commerciali durante i lavori?

“L’impatto sulla città sarà importante e non va minimizzato”, continua Roberto Corbia. Per studiare i diversi aspetti di questo impatto, anche a seguito delle istanze emerse da incontri pubblici e altre consultazioni, la Fondazione Innovazione Urbana ha commissionato una ricerca che ha coinvolto sei dipartimenti dell’Università di Bologna. Lo studio ha analizzato gli impatti delle reti tranviarie di 29 città – italiane, europee ed extraeuropee – e conferma gli effetti generalmente positivi, quantomeno nel lungo periodo, di una rete di tram. Per esempio su un elemento considerato critico da molti che hanno dubbi sul progetto, cioè il valore degli immobili; secondo lo studio, questo tende a salire laddove passa il tram: in particolare vicino alle stazioni, per gli immobili a uso commerciale, e a circa 400 m di distanza, per gli edifici residenziali. 

 

Coinvolgere, davvero

Questi studi, però, non convincono tutti. “Dall’inizio del percorso sono stati numerosi i momenti di coinvolgimento diretto dei gruppi e dei comitati no tram, anche con l’organizzazione di incontri specifici aperti al confronto solo con loro”, racconta Corbia. “La discussione è stata complessa, perché spesso i comitati sono rimasti fermi sulle loro posizioni. Spesso su molte questioni non c’è stata possibilità di trovare punti in comune”. In alcuni casi, si legge nel report delle attività del 2019 – che elenca anche gli incontri dedicati a specifici gruppi di interesse – i gruppi invitati non si sono presentati al tavolo di discussione.

“È molto triste vedere cannibalizzato dal posizionamento politico un dibattito che va sulle spalle dei cittadini”, ci dice Simona Larghetti, presidente della Consulta della Bicicletta, che con Dynamo Velostazione e Salvaiciclisti si occupa da anni di mobilità e di ciclabilità a Bologna. “Su questi temi è intollerabile la strumentalizzazione politica. [La mobilità] è un tema che riguarda tutti, per cui è facile cavalcare l’indignazione popolare, ma questo porta ad avere un sistema di mobilità non all’altezza”. Larghetti vede la politicizzazione del dibattito sul tram come uno dei motivi per cui manca la fiducia reciproca tra cittadini e istituzioni, fondamentale per portare avanti processi davvero partecipativi. E pensa che i gruppi già molto preparati e attivi sul tema mobilità avrebbero dovuto essere più coinvolti. A gennaio, la consulta ha inviato al Comune 70 pagine di osservazioni, nate a partire dalla convinzione che al progetto tram manchi una visione complessiva della viabilità sostenibile.  “Noi siamo sempre stati a favore. Hai un organismo come la Consulta della bicicletta, che è proattivo, che è disponibile: sfruttalo!” esorta Larghetti, non senza frustrazione. “Si poteva pensare a un percorso privilegiato per i gruppi organizzati che hanno già un dialogo sull’amministrazione. I tempi di progettazione per un’opera così complessa sono difficili, ma in uno scenario sociale del genere non si possono perdere le alleanze con la cittadinanza attiva per la fretta. La Consulta – come altri gruppi – sono preziosi serbatoi di attivazione e coinvolgimento della società civile, fuori da giochetti politici. Il nostro unico interesse è rendere più facile e sano muoversi, per tutti. Secondo me si stanno facendo dei passi avanti, ma ho l’impressione che si perda un’occasione di coinvolgere veramente le persone”. 

 

Un cambio di passo

In queste settimane gli incontri proseguono, con le consultazioni per discutere il tratto della Linea Verde che collegherà Corticella a Via dei Mille. Rispetto agli incontri sulla Linea Rossa, con discussioni molto partecipate ma a volte anche decisamente accese, secondo Corbia “gli incontri sulla Linea Verde appaiono più propositivi. Molti di quelli che partecipano arrivano con un atteggiamento più proattivo, orientato a fare delle proposte finalizzate ad implementare e migliorare le scelte fatte dal progetto, ad esempio sulla riorganizzazione delle aree di sosta, della circolazione e dell’intervento del progetto sullo spazio pubblico”. Un segnale, forse, che la parte di informazione nel processo di confronto con la cittadinanza sta funzionando.

Una fermata del tram di Firenze. Foto di Margherita Caprilli per Fondazione Innovazione Urbana

 

L’esperienza di coinvolgere in modo sistematico i cittadini nel disegnare la mobilità cittadina non è un’esperienza del tutto nuova, per Bologna. Anche il Piano Urbano di Mobilità Sostenibile (PUMS) approvato nel 2019 è stato in parte ridefinito da una lunga serie di osservazioni di privati cittadini e associazioni. Sono le linee guida nazionali per i PUMS (approvate dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) a esplicitare che la partecipazione dei cittadini è tra i “passi procedurali necessari” sia nella definizione degli obiettivi sia per la costruzione dello scenario di piano. Questo processo ha coinvolto circa 150 portatori di interesse, tra istituzioni di ricerca, gestori di reti e servizi di trasporto pubblico, società partecipate, associazioni di categoria e mobility manager della città di Bologna e della Città metropolitana. Nel percorso verso l’approvazione del PUMS, sono state raccolte 900 osservazioni, derivate da 173 contributi di associazioni e privati cittadini. Il 73% delle osservazioni sono state accolte in modo totale o parziale, andando a integrare o specificare i contenuti del Piano.

Una larga fetta (il 44%) di tutte le osservazioni al PUMS erano relative al Trasporto Pubblico Metropolitano, la rete integrata di cui faranno parte le attuali reti urbane ed extraurbane: un altro segno che l’attenzione al tema è grande, e che cittadini e associazioni considerano la rete dei trasporti pubblici un elemento chiave per muoversi a Bologna.

Secondo Roberto Corbia, dobbiamo guardare al progetto del tram come a un’opportunità da cogliere collettivamente, per agire non solo una città ma come una vera area metropolitana: “Il tram è una scelta fatta nell’ottica di un riassetto complessivo del sistema della mobilità metropolitana – e non solo urbana – ma non è solo un progetto di mobilità. È ancor prima un progetto urbanistico che andrà a cambiare il volto della città. Per questo sono fondamentali la condivisione, l’informazione e la partecipazione civica al processo di sviluppo del progetto, così che il tram possa rispondere al meglio, domani, alle necessità della città e dei suoi cittadini”. 

Per sapere quali sono i prossimi appuntamenti del processo di coinvolgimento del tram, visita il sito di Un tram per Bologna.

 

 

Anna Violato – formicablu